IL SENATO SI AVVIA VERSO L’APPROVAZIONE DEL D.L. 134 del 2009, COME MODIFICATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI. VA SEGNALATA L’ENNESIMA SANATORIA DELL’ERA BERLUSCONI : SARANNO SANATI LE POSIZIONI DEI VINCITORI DI CONCORSO IN SICILIA, ANNULLATI DAL CGA.

Il Senato si avvia verso l’approvazione definitiva del decreto legge sui pecari della scuola e sulla sanatoria dei concorsi annullati.

Il Senato ha avviato l’esame, in seconda lettura, del disegno di legge n. 1835, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 25 settembre 2009, n.134, recante disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009-2010, già approvato dalla Camera dei deputati.

Nell’illustrare il provvedimento, il relatore Bevilacqua (Pdl) ha parlato di un decreto “blindato”, pur riconoscendo la fondatezza di alcuni rilievi dell’opposizione, e si è quindi soffermato su quelle che a suo avviso sono le caratteristiche del provvedimento:
1. il razionale utilizzo delle risorse e il miglioramento della qualità del servizio;
2. la trasformazione dei contratti a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo sulla base delle graduatorie previste anche ai sensi della legge finanziaria 2009;
3. il problema dei circa 15.000 precari con contratto a tempo determinato, titolari di incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche nell’anno scolastico 2008-2009;
4. l’assegnazione delle supplenze per assenza temporanea dei titolari con precedenza assoluta, ed a prescindere ed all’inserimento nelle graduatorie di istituto, al personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento ed al personale Ata inserito nelle graduatorie permanenti purché tale personale nell’anno scolastico 2008-2009 abbia conseguito una supplenza per almeno 180 giorni;
5. la previsione per le graduatorie ad esaurimento che, a partire dal biennio 2011-2012 e 2012-2013, l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie stesse avvenga sulla base del principio del riconoscimento del diritto di ciascun candidato al trasferimento in altra provincia con l’inserimento in graduatoria con il punteggio precedentemente maturato.

    Quanto alle modifiche inserite dalla Camera, va segnalata in particolare la decisione annunciata dal governo di procedere con un apposito successivo provvedimento all’abrogazione, auspicata sia dalla maggioranza che dall’opposizione, del comma 4-quinqiesdecies dell’articolo 1, che fa salve le posizioni giuridiche acquisite da candidati dichiarati vincitori o idonei e assunti in servizio malgrado il definitivo annullamento del relativo concorso deciso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.

Su questo punto il senatore Li Gotti (Idv) ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità, per procedere all’immediata abrogazione della norma attraverso l’approvazione di un emendamento al decreto in esame. A favore della pregiudiziale, respinta dall’Assemblea, è intervenuto il sen. Rusconi (Pd), mentre i sen. Compagna (Pdl) e Mazzatorta (Lnp) hanno illustrato le motivazioni contrarie.

Apri e leggi il testo come modificato dai deputati alla Camera.

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IL MINISTRO ROTONDI NON GRADISCE LA PAUSA PRANZO DEGLI ITALIANI. I LAVORATORI QUANDO PRANZANO PERDONO TEMPO.

Rotondi: «Pausa pranzo, danno per tutti»
Il ministro per l’Attuazione del programma di governo: «Non mi piace questa ritualità che blocca tutta l’Italia»
MILANO – «La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia». A sostenerlo è Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma di governo. Certo, aggiunge nel corso di un’intervista al programma web «KlausCondicio», «non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo». Quella del ministro non è però una dichiarazione di intenti da tradurre in legge. Ed è lui stesso a precisarlo: «Non ho fatto alcuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto che io l’ho abolita da vent’anni e lo stesso consiglio alla Camera dei deputati, perchè quella è l’ora in cui si lavora meglio». Ma l’opinione del ministro non sembra essere in linea con quella dei lavoratori italiani: un’indagine pubblicata a fine ottobre metteva in evidenza come gli italiani (la ricerca aveva preso però in considerazione 4.500 lavoratori di sei Paesi europei) stiano in realtà riscoprendo il piacere di pranzare con calma, tenendosi sempre più alla larga da fast food e panini mangiati in piedi.
LA RICERCA -«Si capisce che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare – ha poi aggiunto Rotondi -, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi». Rotondi analizza i dati di una ricerca internazionale sul tema da cui emerge che l’Italia rappresenta un caso isolato. «In Germania, ad esempio – fa notare Rotondi – , per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz’ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell’intera settimana. Negli ultimi due anni, infatti, si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania».
«CHIUDIAMO LA BUVETTE» – E la buvette dei parlamentari? «Chiudiamo la buvette. Costa troppo e fa ingrassare i parlamentari». Anche su questo il ministro appare convinto: «Credo che la buvette vada chiusa: costa troppo e sarebbe interessante capire perchè gravi in modo così pesante sul bilancio della Camera – sottolinea Rotondi -. Si parla di 5 milioni di euro. Demagogia a parte, penso che non sia economico e che se ne potrebbe fare a meno. I parlamentari mangiano troppo, ingrassano e questo non è sano. Non è una questione brunettiana, ma di condizione fisica, visto che ne guadagnerebbero in salute. Lo consiglio a tutti».

Ma Rotondi ha mai lavorato? A furia di frequentare gli amici degli imprenditori anche Rotondi adesso ragiona come loro. Il Pdl ha così poca considerazione dei lavoratori che tutto ciò che è un loro diritto diventa un fastidio. Rotondi capisca che chi blocca l’Italia è il suo Governo e non la pausa pranzo dei lavoratori. E’ quanto afferma Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI, ex presidente della Commissione Lavoro nella precedente legislatura, a commento di quanto dichiarato dal ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi.

Apri il link :

klauscondicio

A SAN CATALDO – CL – dell’IPAB cosa vogliono farne ?

curcio giuseppe

Inviato il 23/11/2009 alle 15:02:45

Poiché non siamo come lo “smemorato di Collegno” (che non ricordava chi fosse, né quello che aveva detto e fatto nel passato anche recente) vogliamo ricordare che:
non ci risulta che, nei frequenti incontri tra Sindacati Confederali e di Categoria, Assessore e dirigenti dell’Assessorato, né nelle diverse audizioni in sede di commissione consiliare, sia mai stata avanzata l’attesa proposta.
Solo dopo che la mancata corresponsione delle retribuzioni nei tempi dovuti ai dipendenti della Ipab, hanno portato la situazione dell’IPAB sui giornali, se non fosse scoppiato il caso avremmo dovuto aspettare chi sa quanti anni, per questo fantomatico, piano?
Questo “Piano” che dovrebbe rispondere alla domanda: qual’è il progetto complessivo
dell’Amministrazione comunale sui servizi residenziali per l’assistenza alle persone non autosufficienti, cioè per i cittadini di San Cataldo? Allora io dico: salvo che la privatizzazione non ci sia prospettata come il “dogma” di una fede (privato è meglio) che non condividiamo, anche perché smentita dai fatti, siamo sempre stati e siamo disponibili ad affrontare il confronto su una proposta che provi a risolvere i problemi.

E’ mia opinione che l’attuale situazione sia brutta, ma voluta, conclusione di una storia, nata negli anni ‘90, di cui molti sono gli autori ed attori. Forse, però, questo finale non era previsto e tanto meno era stato scritto. Un’ipab che ha tenuto sempre in massima considerazione l’aspetto “immobiliare”, dimenticandosi di affrontare le questioni legate alla qualità dei servizi da erogare con l’inevitabile “fuga” di operatori qualificati e con posti letto vuoti ( e quindi con minori introiti dalla regione e dalle rette). Un’ipab che “fa gola” a molti. Per il patrimonio e per il consenso partitico che si può avere. Per tutto questo e per tanto altro ancora penso siano necessari, dei passi indietro da parte di molti, altrimenti si raccontano bugie quando si dice che l’impegno politico è stato scelto per mettersi al servizio degli atri. Passi in avanti del Consiglio Comunale nell’affrontare politicamente, e non partiticamente, la questione Ipab dando un mandato al sindaco che tenga conto del bene comune e non del bene solo di qualcuno.
Curcio Giuseppe
Sinistra Democratica

A San Martino Dall’Argine il SINDACO ( leghista ) invita alla delazione-

“Segnalate al Comune i clandestini”

I manifesti affissi in tutto il paese. L’osservatorio sulle discriminazioni di Mantova: “E’ un palese invito alla delazione, pericolosissimo”

Articolo di Maria Antonietta Filippini per la Gazzetta di Mantova.

Arrivi da Marcaria ed ecco i portici gonzagheschi e la chiesa del Castello. A sinistra, le affissioni: i defunti, «firma per il lavoro» del Pdci e il manifesto del Comune di San Martino dall’Argine, nel Mantovano, sui clandestini.

Una frase è maiuscola, in neretto, carattere più grande: «…chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all’ufficio di polizia municipale o all’ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti».

Il testo fa un po’ impressione nella patria del pedagogista Ferrante Aporti. Ma leggiamo anche la parte alta del manifesto: riporta il decreto Maroni dove punisce «da 6 mesi a 3 anni» chi per «trarre ingiusto profitto» affitta o rinnova la locazione a persone senza permesso di soggiorno e impone la verifica delle condizioni igieniche degli alloggi in caso di iscrizione o variazione anagrafica.

Ricordare ai cittadini una nuova legge è utile. Ma perchè quella frase che, non fossimo in un paese di nemmeno duemila anime, così tranquillo, farebbe gridare allo scandalo, all’istigazione contro i più deboli, alla caccia all’uomo?

«Clandestini? Non credo, c’è qualche albanese, un po’ di indiani» ci rispondono nei negozi. Dal fotografo, alla pasticceria e all’edicola nessuno ha visto o sentito parlare del manifesto. Qualcuno segnala spacciatori di droga («gente di qui, però»), altri periodici furti. Una signora cita un nullafacente straniero con moglie che lavora. Una commerciante ha sentito di stranieri che ospitano un connazionale a 250 euro al mese: «Sono furbi, non creda. Però penso abbia il permesso».

Finalmente, dal giornalaio, un giovane ci risponde che il manifesto lo conosce bene. «Sono un consigliere comunale, Novellini. E’ per le case, ci sono stati casi di immigrati ammucchiati che pagavano anche tanto». In tabaccheria qualcuno ha commentato: «Se non c’è lavoro, è meglio che tornino a casa».

In realtà San Martino dall’Argine è uno dei Comuni mantovani con la più bassa percentuale di stranieri. Lo ammette lo stesso vicesindaco Alessio Renoldi. E in paese non ci sono clandestini, lo sostiene l’assessore alle politiche sociali, Cedrik Pasetti: «C’erano problemi coi cinesi, un laboratorio tessile che fu chiuso. Ma adesso hanno riaperto, sono in 4 regolari».

Il vicesindaco Renoldi e l’assessore Pasetti (leghisti)
E allora? Il sindaco Alessandro Bozzoli: «Niente di speciale, abbiamo fatto conoscere la legge, si è deciso all’unanimità». Poi ci indirizza al vicesindaco. Renoldi e Pasetti sono della Lega Nord. Forse è stato il partito a suggerire il manifesto? «Nessun imput, anche se nel direttivo provinciale si parla di queste cose, in generale».

Avete letto prima il testo al segretario provinciale Bottari? «No!» risponde Pasetti, fresco responsabile leghista per la zona ‘doc’ Viadana, Bozzolo, Sabbioneta… E’ un avvocato e non vuole passare per testa calda, spiega che la sicurezza sta a cuore, anche quella degli stranieri, spesso vittime di padroni di casa che si fanno dare molto per sistemazioni indecorose.

Il manifesto è affisso da lunedì e nessuno si è visto. Ma se qualcuno venisse? «Lo faremmo parlare con la polizia municipale, che sa cosa fare». Cioè? «Noi siamo amministratori, per far rispettare la legge ci sono vigili e carabinieri». Ma se finisse nella rete una badante? «Sono tutte in regola, l’anagrafe è aggiornata. A San Martino c’è la casa di riposo, l’assistente sociale, il centro anziani, i volontari. Troveremo una badante in regola».

L’Osservatorio sulle discriminazioni
Il manifesto di San Martino dall’Argine è «un precedente pericolosissimo» per Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni, che cita pure Ceresara.
«L’obbligo di comunicare la notizia di reato non spetta al cittadino – dice Articolo 3 – ma alle autorità di pubblica sicurezza. La legge 94/2009 (dl Maroni, ndr) non prevede l’obbligo di denuncia di una notizia di reato. Se non si trae un vantaggio iniquo dalla presenza di una persona non in regola con i documenti di soggiorno non c’è alcun obbligo di riferire della stessa. Riteniamo questo (il manifesto, ndr) un invito alla delazione. Il cittadino… deve rispondere solo alla propria coscienza… non gli si può chiedere di segnalare la semplice presenza nel territorio comunale di esseri umani». Articolo 3 raccoglierà anche pareri legali.

NO – B – DAY – 05 dicembre 2009 « LA PIAZZETTA COMUNISTA di Milena – alias – ” MILOCCA ” provincia di Caltanissetta- Paese delle Robbe – .

E … DOPO IL PORCELLUM, CREO’ ” LA BOZZACCIA ” .

UN TAGLIO DI 50.000 poltrone !

L’inventore del porcellum, oggi ministro per la Semplificazione Normativa: Roberto Calderoli, ha riferito alla stampa che il Consiglio dei ministri, ha approvato in via definitiva: – il disegno di legge di riforma degli organi e delle funzioni degli enti locali, di semplificazione e razionalizzazione dell’ordinamento e la Carta delle autonomie locali – gia’ approvato in via preliminare, dal CDM nella seduta dello scorso 15 luglio.

Questo disegno di legge, nelle intenzioni del governo dovrebbe dare attuazione del titolo V della Costituzione, in linea con l’autonomia finanziaria e tributaria prevista dal federalismo fiscale, dovrebbe individuare in maniera puntuale la disciplina e le funzioni fondamentali di comuni, province e citta’ metropolitane.

Dovrebbe razionalizzare e riordinare, anche al fine del contenimento della spesa pubblica e della riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni statali, gli uffici periferici dello Stato e il sistema dei controlli interni.

Calderoli sposa Sabina Negri e ...

Dovrebbe snellire l’apparato amministrativo locale mediante una complessiva rivisitazione dell’impianto degli enti territoriali ed una drastica riduzione di circa 34 mila tra consiglieri comunali, circoscrizionali e provinciali e di circa 15 mila assessori comunali e provinciali.

LINK di approfondimento:

1 ) Piano tagli via 1612 enti..

2 ) interesse-discussione.1-28

SANDRO VARGIU SUICIDATO PERCHE’ SCHIZZOFRENICO O PERCHE’ L’INPS HA DISCONOSCIUTO IL SUO HANDICAP, REVOCANDOGLI IL BENEFICIO ECONOMICO ?

Unione sarda

LA FAMIGLIA. MOSTRA I DOCUMENTI.

Gli negano l’invalidità e si uccide. Era affetto da schizofrenia
La sconvolgente storia di Sandro Vargiu affetto da schizofrenia cronica: un mese fa l’Inps ha revocato la sua pensione

A settembre la commissione medica gli ha revocato l’accompagnamento. Sandro Vargiu, cinquantaduenne originario di Narbolia che da un anno viveva a casa della sorella a Simaxis, si è suicidato. Il declino è iniziato quando a casa è arrivata la comunicazione dell’Inps: «Non è confermata la sussistenza dei requisiti sanitari per usufruire del beneficio di invalidità civile». Per Sandro Vargiu questo è stato il colpo di grazia: la commissione medica gli ha revocato l’accompagnamento e per lui è iniziato il dramma. Un calvario durato più di un mese e concluso la notte di giovedì nel peggiore dei modi: il cinquantaduenne originario di Narbolia (da un anno viveva a casa della sorella a Simaxis) ha ingerito cinquecento pastiglie e si è avvelenato. A nulla è servito l’intervento del 118 e ora resta solo la rabbia dei familiari: «Com’è possibile che la commissione dell’Inps abbia accertato che il suo stato mentale era migliorato? – si chiede disperata la sorella Agata – Sandro era affetto da una schizofrenia cronica da quando aveva diciotto anni e di sicuro non era guarito: viveva sereno perché in casa nostra si trovava a suo agio ed era curato con attenzione dai medici del Cim di Oristano».

IL DRAMMA La decisione della commissione medica dell’Inps per Sandro Vargiu è stato un colpo basso: «Sentiva di aver perso l’autonomia – racconta il cognato Alessandro Deidda – Dal momento che ha ricevuto quella comunicazione dell’Inps ha passato giornate intere a piangere: per lui la vita aveva perso il senso. Noi abbiamo cercato di confortarlo, gli abbiamo assicurato che avremo fatto ricorso contro la decisione dell’Inps ma lui ci ha fatto capire che si sarebbe suicidato. Speravamo che non arrivasse a una decisione estrema». E invece, la scorsa notte, Sandro Vargiu ha deciso di uccidersi con i farmaci che lo aiutavano a vivere meglio.

LA VISITA A settembre la commissione dell’Inps ha convocato anche Sandro Vargiu per un visita. Da qualche mese a Oristano come in tutta Italia è iniziata la caccia ai falsi invalidi e così anche il cinquantenne di Narbolia è stato chiamato per una visita. E al termine del controllo i medici hanno deciso di revocargli l’accompagnamento. Questa la diagnosi: «Condizioni generali discrete. Orientamento nel tempo e nello spazio. Non attuali fenomeni dispercettivi». Revocata dunque la decisione (presa nel 1996 da una commissione del Ministero del Tesoro) che gli riconosceva il cento per cento di invalidità. «Gli hanno negato la pensione solo perché sapeva contare fino a dieci – aggiunge la sorella Agata – I medici hanno frainteso la sua serenità e hanno pensato che fosse guarito: Sandro voleva vivere bene e ogni giorno prendeva i suoi farmaci. Non era guarito e ora abbiamo la prova». Questo per la famiglia è il momento della disperazione; della storia sarà presto informata la Procura della Repubblica: «Ci rivolgeremo a un avvocato – annuncia Alessandro Deidda – Vogliamo giustizia».

L’INPS Il direttore provinciale dell’istituto previdenziale non fornisce una spiegazione specifica, parla solo delle procedure seguite per i controlli. «Le verifiche sono affidate a una commissione presieduta da un medico dell’istituto ma opera in autonomia – dice Alberto Uda – Il compito è quello di valutare se l’invalido “non sia in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognando di un’assistenza continua. Solo in questo caso, infatti, potrà avere diritto a percepire ancora questa prestazione».

Vai all’originale :Unione sarda

Fonte : notizie ed immagini apprese dalla rete e dai media.

SINISTRA E LIBERTA’ FORSE CHIUDE. HA GIA’ CHIUSO A ROMA, ARRIVANO NOTIZIE DI CHIUSURA DA ALTRE ZONE.

A ROMA, ”Sinistra e liberta’, la Sinistra e liberta’ che hanno conosciuto gli elettori alle elezioni europee e’ formalmente e ufficialmente finita. Prima sono usciti i Verdi, dopo e’ uscito il Partito socialista”.

Lo dice a Radio Radicale Antonello Falomi, responsabile del sito internet e tra gli animatori di Sinistra e Liberta’.

”Adesso Movimento per la sinistra, cioe’ i vendoliani, e Sinistra democratica -prosegue Falomi- hanno deciso di dar vita ad un processo costituente di un altro partito, un nuovo soggetto della sinistra, ma e’ evidente che questa operazione che nasce dopo il fallimento di una operazione precedente ha scarsa forza e scarsa capacita’ di propulsione. La pluralita’ delle forze della sinistra non e’ riconducibile ad un modello di partito ottocentesco, solo un modello federativo aperto di forze diverse che concordano su obbiettivi comuni riesce, altrimenti, come si e’ visto, finisce ingloriosamente”.

Vai all’articolo dell’L\'UNITA\'

MAFIA, INCHIESTE, PENTITI : ( MEGLIO LA PRESCRIZIONE O IL PROCESSO BREVE ? ). A MIO PARERE SAREBBE MEGLIO UN’AMNESTIA ” AD PERSONAM “, AMNISTIARE CON VOTO UNANIME DELL’INTERO PARLAMENTO “LUI” SOLO. IN QUESTO MODO NON TUTTO ANDREBBE ALLO SFASCIO.

Il mafioso dai rapporti politici potrebbe “pentirsi”
di Giuseppe Lo Bianco

Parla Filippo Graviano, boss stragista del ‘93 indicato dai pentiti come uno dei protagonisti della trattativa tra Cosa Nostra e il nuovo partito in via di costituzione, Forza Italia. Dice di avere fatto in carcere una “scelta di legalità”, anche se continua a negare ogni coinvolgimento nelle stragi. E arriva il giorno di Gaspare Spatuzza: sarà sentito in aula a Torino, il 4 dicembre prossimo, dai giudici di appello che stanno processando Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa. Dalle carte trasmesse a Palermo dalla procura di Firenze emerge più chiaramente il contesto delle accuse che lambiscono Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, che avrebbero costituito, secondo le nuove rivelazioni di Spatuzza, le coperture politiche chieste ed ottenute dai fratelli Graviano all’inizio del 1994, quando progettarono l’attentato al pullman dei carabinieri parcheggiato nei pressi dello stadio Olimpico. Un attentato, lascia intendere oggi Spatuzza riferendo le parole di Giuseppe Graviano, che avrebbe ottenuto un autorevole avallo da quelle forze che si stavano apprestando ad entrare in politica. Si tratta di due faldoni con oltre 500 pagine depositati ieri nel processo dell’Utri sui quali si è concentrata l’attenzione investigativa della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ieri, sempre nell’ambito della trattativa mafia-Stato ha interrogato nuovamente Massimo Ciancimino, che, nei giorni scorsi, aveva annunciato il possesso di alcuni nastri registrati con le conversazioni del padre con gli ufficiali del Ros nel corso dei colloqui nella sua casa di piazza di Spagna, a Roma.

Ma è su Filippo Graviano, e sulla sua insolita “apertura alla legalità” che si è concentrata l’attenzione dei magistrati antimafia. Il boss dice di avere compiuto in carcere questa scelta, si è iscritto alla Bocconi di Milano e ha già dato dieci esami, nel suo futuro di ergastolano c’è adesso l’obbiettivo di rafforzare la sua cultura, ma nelle stragi, “mi dispiace deludervi, ma non ho avuto alcun ruolo”. In carcere, nel 2004, aveva detto a Gaspare Spatuzza, allora suo fedelissimo, oggi pentito, che “se non arriva niente da dove deve arrivare è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”.

E Graviano davanti ai magistrati di Firenze che lo hanno interrogato nei giorni scorsi non si è tirato indietro, aprendo un minuscolo varco impensabile, fino ad ora, per un capomafia del suo calibro e annunciando una decisione inedita che lascia aperti tutti gli interrogativi su una sua futura collaborazione: In che cosa si concretizzi la scelta di legalità, ancora non si sa, visto che il capomafia subito dopo ha negato di avere commesso qualsiasi reato. E messo a confronto con Spatuzza, non lo ha trattato da infame perchè pentito, ma ha addirittura tracciato un parallelo tra le loro due decisioni: “tu hai compiuto una scelta religiosa – ha detto Graviano, alludendo alle lettere inviate da Spatuzza ad un vescovo – io arricchisco la mia cultura”.

Diverso, infine, l’atteggiamento del fratello Giuseppe, che, messo a confronto anch’egli con Spatuzza, non lo ha neppure preso in considerazione. Nell’udienza di ieri, infine, il pg Nino Gatto ha chiesto alla corte di sentire Salvatore Grigoli, che in un verbale depositato agli atti del processo ha detto che le stragi di mafia del ‘92 e del ‘93 erano state fatte “per costringere lo Stato a scendere a patti”. E sul senatore imputato ha detto : “Mangano (Nino, ndr) mi disse che i Graviano avevano un canale diretto con Dell’Utri. In effetti ricordo che all’epoca vi fu la vicenda del movimento politico che volevamo costituire, denominato Sicilia Libera. La questione di Sicilia Libera, a un certo punto, non fu più portata avanti perchè noi tutti fummo orientati verso il nascente movimento Forza Italia”. E conclude: “Dopo le elezioni tutti confidavamo in Berlusconi e si diceva che solo lui ci poteva salvare.”

da Il Fatto Quotidiano del 21 novembre 2009

Vai all’articolo originale, LINK :IL FATTO QUOTIDIANO

SIG. MINISTRO SI OCCUPI ANCHE DEL TERRORISTA NERO DELFO ZORZI : LO VOGLIAMO VEDERE CON LE CATENE AI POLSI .

DELFO ZORZI . OGGI.

Che Battisti debba essere estradato siamo tutti d’accordo, ma checi sia ‘un aumento del fascismo , anche in alcuni settori del Governo’ italiano e’ altrettanto lampante. E le parole del ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro sono piu’ che giustificate.
Il Governo rispetti la democrazia degli altri Paesi.
La Russa, per esempio, spieghi perche’, in tutti questi anni, non ha mai usato lo stesso impegno adoperato per Battisti anche per ottenere la consegna di Delfo Zorzi, il neofascista di ‘Ordine Nuovo’, ricercato per le stragi di Piazza della Loggia e Piazza Fontana e che oggi vive libero in Giappone”.
Nella lotta al terrorismo il doppio standard distrugge ogni credibilità .

La Corte di Cassazione ha respinto nei giorni scorsi il ricorso presentato dai legali di Delfo Zorzi, contro l’ordine di cattura emesso dal Tribunale di Brescia, nell’ambito delle indagini sulla strage di piazza della Loggia.Zorzi attualmente vive in Giappone, nazione di cui ha anche la cittadinanza. Il ricorso dei legali di Zorzi era stato presentato contro la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia, che autorizzava la cattura dell’ex ordinovista. Il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto: «È una decisione importante, anzi importantissima. Questo anche per quanto riguarda l’estradizione di Zorzi».È iniziato circa tre anni fa l’iter giudiziario relativo all’ordine di cattura nei confronti di Delfo Zorzi nell’ambito delle indagini sulla strage di Piazza della Loggia. Nel 2000 il gip non aveva accolto la richiesta presentata dalla procura di Brescia, che aveva quindi fatto ricorso al Tribunale del Riesame. La richiesta in sede di riesame venne accolta, ma fu annullata successivamente dalla corte di Cassazione a cui si erano appellati i legali di Zorzi. L’ordine di cattura è quindi stato ripresentato davanti al tribunale del riesame, che l’ha nuovamente accolto. I difensori di Zorzi hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, ricorso che stavolta è stato respinto.L’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto Francesco Piantoni, sulla strage di Piazza della Loggia, durante il 2003, ha registrato importanti passi in avanti. Si è costituito nel marzo scorso Martino Siciliano, l’ex pentito e indagato che era fuggito in Francia alcuni giorni prima dell’interrogatorio con la formula dell’incidente probatorio. Siciliano, una volta ritornato in Italia, è stato sottoposto all’interrogatorio con questa formula.Ora quindi non ci sono più vincoli all’ordine di cattura nei confronti di Zorzi. Ciò consente alla Procura di avviare l’iter volto a ottenere l’estradizione dell’ex ordinovista veneto. Analoga richiesta è già stata presentata relativamente al processo per la strage di Piazza Fontana, al termine del quale Zorzi, in primo grado, è stato condannato all’ergastolo.«Intendiamo arrivare in tempi brevi alla conclusione dell’inchiesta per chiedere i rinvii a giudizio», ha detto il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini. Nel mese di dicembre scade la proroga che il Parlamento ha concesso alla Procura di Brescia per il proseguimento delle indagini sulla strage.

L’estradizione di Zorzi è stata già richiesta dal Governo italiano alle autorità giapponesi il 20 marzo 2000, e più volte riaffermata, in relazione alla strage di piazza Fontana, ma finora la cittadinanza giapponese ottenuta da Zorzi ne ha impedito l’adempimento, visto che la legge giapponese vieta che possa essere consegnato ad autorità straniere un cittadino nipponico. Unica possibilità potrebbe essere solo la revoca della cittadinanza giapponese.Delfo Zorzi è nato ad Arzignano (Vc) nel 1947 e vive a Tokyo, in Giappone, (dove è arrivato nella prima metà degli anni ‘70 con una borsa di studio privata). Ha sposato una donna giapponese, è titolare di una società di import-export nel settore della moda, e dal 1989 è cittadino giapponese con il mone di Hagen Roi.Il nome di Zorzi era stato iscritto nel registro degli indagati, con una ipotesi di concorso in strage, già l’8 luglio del ‘95. Il 30 giugno 2001 la Corte di Assise di Milano lo ha condannato in contumacia all’ergastolo per la strage di piazza Fontana. Zorzi era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla strage di Peteano (31 maggio 1972), ma, dopo una condanna a dieci anni in primo grado, era stato assolto in appello per insufficienza di prove.

DEPOSITI NOCIVI NELLA VECCHIA MINIERA DI RACALMUTO

Il 20 ottobre 2009 nell’area circostante la miniera ex Montecatini, poi ISPEA di Racalmuto sono stati prelevati frammenti di vegetazione, terriccio ed acqua.
Sono intervenuti sui luoghi il Dr.Giovanni Bruno con il suo collaboratore TPALL Pietro Geraci, il Capitano Diego Polio comandante la Tenenza di Canicatti, il M.llo Alessandro Costa Comandante la locale caserma dei carabinieri ed i suoi collaboratori, il dott. Calogero Alfredo Taibi responsabile ufficio igiene in ambienti di vita dell’ A.S.P. di Agrigento, i due consiglieri dott. Giuseppe Licata e sergio Pagliaro e gli Ispettori di polizia municipale Lillo Falco e Nicolò Sferrazza.
Per la verifica su tutte le aree nelle cui vicinanze si trovano miniere abbandonate e non.
Altri prelievi e verifiche dovevano essere effettuate nei giorni successivi.

Leggi questo link, è interessante :GIUSEPPE GUAGLIANO

CHIUDE IL CIE DI CALTANISSETTA ?


È stato chiuso il centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Pian del Lago a Caltanissetta, in Sicilia, dopo che la protesta dei migranti detenuti all’interno ha danneggiato in modo grave le strutture. Lo ha confermato alla MISNA la prefettura di Caltanissetta, che non ha però fornito ulteriori particolari. Secondo i media locali, Sabato 14 Novembre un gruppo di migranti esasperati avrebbe tentato di forzare i cancelli laterali del Cie per tentare la fuga; in seguito all’intervento delle forze di polizia e dell’esercito per evitare un’evasione degli ‘ospiti’, si sarebbero verificati disordini e alcuni migranti avrebbero appiccato il fuoco ai materassi e ad altri oggetti bruciando le camerate. All’interno del Cie, riferiscono i media locali, c’erano 94 persone; coloro che avevano inoltrato una domanda di asilo sono stati trasferiti nel centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) contiguo al Cie, gli altri, la maggioranza, sono stati trasferiti in vari CIE in diverse regioni d’Italia. Commentando la vicenda, Fulvio Vassallo Paleologo, giurista e membro del consiglio direttivo dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), afferma che “quanto succede oggi nei Cie italiani (rivolte analoghe si erano verificata poche settimane fa anche nei Cie a Trapani, Roma, Torino, Milano, e ancora a Gradisca d’Isonzo, Brindisi, Bari e Modena), è conseguenza della scelta aberrante del governo che ha portato a sei mesi il tempo massimo di detenzione amministrativa: l’entrata in vigore delle nuove norme ha fatto esplodere i Cie in tutta Italia, non solo con rivolte e tentativi di fuga, ma anche con numerosi atti di autolesionismo e persino suicidi, mentre come confermano i dati diffusi dal ministero dell’interno, il numero degli immigrati effettivamente espulsi dall’Italia non è aumentato per niente rispetto al periodo precedente nel quale la permanenza nei Cie era limitata a due mesi”.

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IL 05 dicembre 2009 – NO – B – DAY- PROMOSSO DALLA RETE INTERNET. A ROMA CI SARANNO ANCHE I COMUNISTI NISSENI UNITI !!!!

Quando i contorni del nuovo colpo di mano berlusconiano sulla giustizia sembrano definiti in tutta la loro gravità, torna a montare sul web e su tutti gli altri mezzi di comunicazione la protesta. La prima occasione per il popolo della rete di diventare popolo della piazza è la manifestazione promossa, tra gli altri, dall’Italia dei Valori per il 5 dicembre prossimo. E mentre si moltiplicano le adesioni, anche illustri, sul cosiddetto «No B Day» Antonio Di Pietro ha anche cercato un asse con il Pd di Bersani.

«Finalmente anche il nuovo segretario Pd ha compreso la necessità che tutte le opposizioni si attivino con iniziative comuni per contrastare il disegno criminogeno di questo Governo che, per risolvere i problemi giudiziari di una sola persona, ci propina la più grande amnistia della storia» dice l’ex magistrato. «L’occasione per scendere in piazza c’è già, ed è la manifestazione fissata per il 5 dicembre a Roma e promossa dal popolo della rete. L’Italia dei Valori ha già aderito e ci sarà per urlare il proprio sdegno. Rivolgiamo un accorato appello a Bersani e al popolo del Pd affinché partecipino alla manifestazione insieme a tutte le altre forze sociali e politiche che hanno già dato la propria adesione e si ritroveranno insieme in piazza per contrastare l’ennesima legge ad personam».

Ma dal Pd, che al momento del lancio della manifestazione era sembrato non voler partecipare, ancora non c’è un commento ufficiale alle parole di Di Pietro. La manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi si chiama «No B Day», è nata su Facebook e in un mese ha già raccolto già 240mila adesioni. L’appuntamento per tutti è sabato 5 dicembre a Roma, in Piazza della Repubblica. Si partirà con un corteo per arrivare fino a piazza del Popolo. Per la serata è previsto un concerto in Piazza San Giovanni. La protesta contro il Presidente del Consiglio è iniziata come reazione agli attacchi di Berlusconi all’indomani della bocciatura del lodo Alfano, e negli ultimi giorni si è alimentata di un nuovo elemento: la presentazione del disegno di legge sul «processo breve». Contro questo ddl si stanno scatenando commenti molto duri sul web.

Sul fronte politico anche i Comunisti italiani con Oliviero Diliberto aderiranno alla manifestazione e rilanciano: «Il cinque dicembre deve trasformarsi nella più grande manifestazione unitaria contro Berlusconi a cui dovrebbero partecipare tutte le forze di opposizione». «Una proposta di legge palesemente anticostituzionale, come non mancano di sottolineare anche autorevoli giuristi di centrodestra. Noi, comunque, qualora fosse approvata, siamo pronti a raccogliere le firme per un referendum abrogativo, con chiunque sia disposto a farlo», conclude Diliberto.

IL DIFENSORE CIVICO DI MILENA HA GIURATO !!

Dott. Cipolla Giuseppe. Difensore Civico di Milena.

IL NEO NOMINATO DIFENSORE CIVICO DI MILENA, DOTT. G. CIPOLLA, QUESTA MATTINA HA PRESTATO IL GIURAMENTO DI RITO ASSUMENDO ED ACCETTANDO L’INCARICO.
Come probabile , dalla prossima settimana, secondo il calendario, le procedure, le modalità ed i tempi che lo stesso indicherà, questo Ufficio entrerà in piena attività.
All’atto del giuramento il neo nominato difensore civico, ha reso dichiarazione scritta di rinuncia all’indennità di carica.

dott. Giuseppe Cipolla. Difensore civico di Milena.

LA FIAT, DA TERMINI IMERESE, FORSE, VORREBBE ANDAR VIA .


Termini Imerese, operai occupano municipio
Eleggono ’sindaco’ tra tute blu: faremo da soli.

Più di 200 dei 1300 operai della Fiat di Termini Imerese, hanno occupato il municipio e la stanza del sindaco Salvatore Burrafato. I lavoratori della fabbrica siciliana da oggi sono di nuovo in cig e temono che l’azienda possa smantellare il sito. Gli operai hanno ‘eletto’ un proprio sindaco tra le tute blu: l’operaio ha indossato la striscia tricolore. ‘Se le istituzioni non prendono in considerazione i nostri problemi – dicono gli occupanti – cercheremo di fare da soli’.


“Sorprende l’insensibilità della Fiat che insiste su una riconversione dai contorni incerti dell’impianto di Termini Imerese, mentre la produzione della Y sarebbe trasferita all’estero”. Così ha commentato il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, alcune notizie apparse oggi sulla stampa. “L’assessore Venturi – ha proseguito Lombardo – ha assicurato la disponibilità della Regione ad investire adeguate risorse dell’APQ Ricerca – insieme a ST e all’Università – per un progetto sul motore elettrico, oltre che sulle infrastrutture intermodali.” “Venturi – aggiunto il presidente – ha anche assicurato la disponibilità di altre aree per ampliare la presenza della Fiat a Termini e la possibilità dell’utilizzo del credito d’imposta, grazie alla legge recentemente approvata dall’Ars”. Lombardo ha così concluso: “L’ostinazione della Fiat a trascurare, pur nel contesto di una previsione della produzione di ulteriori 900.000 auto in Italia, ci indurrà a chiedere al Governo nazionale e ai parlamentari, soprattutto quelli siciliani, di boicottare la pretesa dell’industria torinese di incassare anche per il 2010 i benefici della legge sugli ecoincentivi che ammontano a svariate centinaia di milioni di euro”.